Cambiamenti climatici
Dobbiamo adattarci alla nuova realtà climatica, quello che stiamo facendo non basta

Dobbiamo adattarci alla nuova realtà climatica, quello che stiamo facendo non basta

Il nuovo Adaptation Gap Report

adattarsi alla nuova realtà climatica- copertina dell'adaptation gap report

La scorsa settimana, l’UNEP – il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente – ha pubblicato la quinta edizione dell’Adaptation Gap Report.

Secondo il Rapporto, con l’aumentare della temperatura e l’intensificarsi dell’impatto del cambiamento climatico, si presenta l’urgente necessità di agire per adattarsi alla nuova realtà climatica. Questa azione deve venire da tutti i paesi, altrimenti i danni, i costi e le perdite saranno immensi e spesso insostenibili, soprattutto per le comunità più vulnerabili.

La scorsa settimana, l’UNEP – il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente – ha pubblicato la quinta edizione dell’Adaptation Gap Report.

Secondo il Rapporto, con l’aumentare della temperatura e l’intensificarsi dell’impatto del cambiamento climatico, si presenta l’urgente necessità di agire per adattarsi alla nuova realtà climatica. Questa azione deve venire da tutti i paesi, altrimenti i danni, i costi e le perdite saranno immensi e spesso insostenibili, soprattutto per le comunità più vulnerabili.

Il focus del Rapporto è proprio l’adattamento ai cambiamenti climatici. Quando si parla di adattamento, pilastro fondamentale anche dell’Accordo di Parigi sul clima, si intende la progettazione e l’implementazione di piani e azioni che mirano a ridurre la vulnerabilità, ai cambiamenti climatici, dei Paesi e delle comunità, migliorando al contempo anche la loro capacità di assorbirne gli impatti.

Il Report

Il Report inizia affermando che il 2020 non è stato solo l’anno della pandemia, è stato anche l’anno dell’intensificazione degli impatti climatici, e uno degli anni più caldi mai registrati.

adaptation gap report cambiamenti climatici

Preoccupati per la nostra salute e il diffondersi della pandemia, spesso non abbiamo prestato molta attenzione a cos’altro stava succedendo nel mondo. Inondazioni, siccità, tempeste ed altri eventi estremi, hanno colpito oltre 50 milioni di persone. I numerosi incendi boschivi, come quelli dell’Amazzonia, dell’Australia e dell’Alaska, hanno devastato foreste e intere comunità. Le piaghe delle locuste hanno divorato i raccolti sopravvissuti alla siccità, in Africa orientale.

Inger Andersen, direttore esecutivo dell’UNEP, ha dichiarato che non abbiamo prestato sufficiente attenzione a questi campanelli di allarme.

Basandosi sugli attuali Accordi di Parigi, il mondo sta andando incontro a un aumento della temperatura di 3 °C, in questo secolo. Se questo accadrà, la Andersen afferma che “il 2020 ci sembrerà una passeggiata nel parco, a confronto”. Anche se limitassimo il riscaldamento globale, rimanendo al di sotto di un innalzamento della temperatura di 2 °C, o anche di 1,5 °C, i Paesi in via di sviluppo ne soffrirebbero terribilmente. Dobbiamo ricordarci che, così come affermato anche dal Segretario Generale delle Nazioni Unite nel 2020, ‘”nello sforzo di adattarci rapidamente ai cambiamenti climatici, ci troviamo in una corsa con il tempo”.

Si rende quindi necessario agire il più velocemente possibile, per ridurre e mitigare gli impatti climatici, al contempo elaborando e ricorrendo a efficaci strategie di adattamento.

Cos’è emerso?

La buona notizia che emerge dal Rapporto è che, a livello mondiale, il 72% dei Paesi ha adottato, almeno a livello nazionale, uno strumento di pianificazione dell’adattamento, e molti stati si stanno impegnando per mitigare le emissioni di gas serra. Anche la maggior parte dei Paesi in via di sviluppo sta lavorando su piani di adattamento nazionali, e sono proprio questi i Paesi dove si sta diffondendo un numero sempre crescente di azioni volte all’adattamento ai cambiamenti climatici.

Un grosso aiuto, in questa direzione, è arrivato anche dai fondi multilaterali per il clima, che dal 2006 ad oggi hanno avviato circa 400 progetti di adattamento nei Paesi in via di sviluppo – la dimensione e lo scopo di questi progetti si sta allargando sempre di più.

Tuttavia, dal Report emerge che, da un’analisi delle azioni di adattamento esaminate, solo il 3% di queste ha riportato reali prove di riduzione dei rischi climatici, per le comunità in cui i progetti sono stati attuati. Inoltre, la maggior parte dei progetti implementati è ancora in una fase molto iniziale dell’attuazione e alcuni progetti non riescono nemmeno a partire. La mancanza di finanziamenti, infatti, è un dato accertato, così come è stato riscontrato ancora un notevole gap nei finanziamenti per i Paesi in via di sviluppo. Più aspettiamo, però, più saranno i danni umani e materiali, e i costi dell’adattamento aumenteranno.

Cosa dobbiamo fare?

Secondo il Report, tagliare e mitigare le emissioni di gas serra permetterà di aumentare la nostra resilienza ai cambiamenti climatici, riducendo al contempo i costi legati all’adattamento. Deve quindi essere una priorità realizzare l’obiettivo di rimanere dentro un aumento delle temperature di 2 °C, come previsto dall’Accordo di Parigi. Questo potrebbe limitare le perdite di crescita annua fino all’1,6%, rispetto al 2,2% che si avrebbe con una traiettoria che va verso un aumento di 3 °C.

adattarsi alla nuova realtà climatica - temperature in aumento

I danni saranno comunque ingenti per alcune Regioni, ma se riusciremo ad aumentare i finanziamenti, si potranno pianificare e attuare progetti di adattamento efficaci. Dobbiamo pianificare soprattutto finanziamenti e forme di sostegno ai Paesi in via di sviluppo, i meno responsabili del cambiamento climatico, ma anche quelli più a rischio.

Le NBS, o nature-based solutions, sono esaminate a fondo e riconosciute dal Rapporto come un modo per attutire gli impatti dei cambiamenti climatici, e sono da considerate parte integrante dei nuovi progetti di adattamento. Si tratta di soluzioni e azioni che mirano a proteggere, gestire sostenibilmente e ripristinare gli ecosistemi, e che quindi, oltre ad attutire gli impatti dei cambiamenti climatici, portano al contempo ulteriori vantaggi per le economie locali e la natura. Il sostegno verso questo tipo di azioni è aumentato negli ultimi vent’anni, anche se non abbastanza.

In conclusione

Il progresso è in corso e ci stiamo muovendo nella giusta direzione, anche se dal Report emerge la mancanza di un’adeguata robustezza di prove a tal proposito, se si guardano tutti i Paesi, le Regioni, i Settori e i vari pericoli legati al cambiamento climatico, perché i dati sono sparsi.

Tuttavia, si stima che, valutati anche i presenti e futuri livelli di rischio legati al cambiamento climatico, il progresso in atto non stia avvenendo abbastanza velocemente, non sia diffuso su una scala abbastanza ampia, e non sempre sia attuato nei modi stabiliti dall’Accordo di Parigi.

La dura verità è che il cambiamento climatico è alle porte.
I suoi impatti si intensificheranno, anche se limitiamo il riscaldamento globale.
Non possiamo permetterci di perdere la corsa all’adattamento.

Inger Andersen, direttore esecutivo dell’UNEP

Fonti:
United Nations Environment Programme, Adaptation Gap Report 2020, 2021. Nairobi, 14 January 2021.

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