Dizionario della sostenibilità
Il dizionario della sostenibilità

Il dizionario della sostenibilità

La sostenibilità ha bisogno di cultura, informazione e diffusione per trasformarsi in azione concreta. È proprio con questa idea in mente che è nato il progetto Viviamo Sostenibile, e adesso questo dizionario della sostenibilità.

L’ordine dei termini è quello alfabetico.

Abbiamo cercato di racchiudere i principali termini legati alla sostenibilità, fornendone una breve descrizione. La pagina è in continuo aggiornamento, quindi vi invitiamo a tornare per scoprire sempre nuovi termini.

Biodegradabile

Si dice biodegradabile un materiale la cui degradazione avviene attraverso processi enzimatici, in genere ad opera di batteri, funghi o altri microorganismi, durante un arco temporale piuttosto breve. Secondo le normative dell’Unione Europea, per considerare un materiale biodegradabile, la sua decomposizione deve avvenire entro 6 mesi, almeno per il 90%.

Biodiversità

Con il termine biodiversità ci si riferisce alla varietà di specie viventi sulla Terra, comprese piante, animali, batteri e funghi. La biodiversità non è però solo quella tra gli organismi viventi di tutti gli ecosistemi terrestri, marini e acquatici, ma anche la diversità all’interno delle specie, tra le specie e tra ecosistemi. Molte specie devono ancora essere scoperte, il che è indice di quanto ricca sia la biodiversità della Terra. Ma molte specie sono anche a rischio estinzione, a causa delle attività umane, il che ci ricorda quanto fragile possa essere l’equilibrio sistemico. La biodiversità è alla base dei servizi ecosistemici a cui è strettamente legato il benessere umano. È anche per questo che è fondamentale salvaguardarla e preservarla.

Cambiamento climatico

È importante notare che cambiamenti nel clima della Terra sono sempre avvenuti nel corso della storia. Tuttavia, negli ultimi anni, per Cambiamenti Climatici si tende a riferirsi esclusivamente, o quasi, ai cambiamenti prodotti dall’uomo. Per riferirsi ai cambiamenti generati da cause naturali si utilizza invece il termine di variabilità climatica. Questa distinzione è operata anche dall’UNFCCC – la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. La velocità a cui questi cambiamenti accadono è notevolmente aumentata negli ultimi anni. Questo ha provocato impatti e fenomeni di frequenza e intensità mai visti nella storia umana. Sofferenza umana, perdita di vite, sconvolgimento dei naturali equilibri ecosistemici e perdita di biodiversità, sono solo alcune delle conseguenze a cui abbiamo assistito fino ad ora e che possiamo aspettarci nel futuro.

Cibo biologico

L’agricoltura biologica tende ad essere migliore per l’ambiente, e quindi lo è anche mangiare cibi biologici. Questo perché le pratiche di agricoltura biologica possono ridurre l’inquinamento, conservare l’acqua, ridurre l’erosione del suolo e aumentarne la fertilità, utilizzare meno energia. L’agricoltura senza pesticidi sintetici è migliore anche per gli uccelli e gli animali nelle vicinanze, nonché per le persone che vivono vicino alle fattorie e per il consumatore finale. Oltre a mangiare biologico, però, è fondamentale anche cercare di mangiare prodotti locali e di stagione. Scopri di più.

Compostabile

Un materiale è detto compostabile quando in seguito alla sua degradazione, che può avvenire sia in modo naturale che industriale, si trasforma in compost. Nel processo di compostaggio le materie organiche si decompongono in condizioni particolari, spesso in strutture ad hoc, grazie all’azione di macro e microrganismi. Il risultato della decomposizione è una sostanza simile al terriccio, detta compost. Questa sostanza viene generalmente utilizzata per la concimazione in agricoltura, poiché ricca di elementi nutritivi per il terreno e le piante.

Cruelty-free

Quella cruelty-free è un’etichetta, riconosciuta a livello internazionale, che generalmente viene usata per prodotti o attività che non provocano la sofferenza o la morte degli animali. I prodotti con questa etichetta non sono testati sugli animali, né come prodotto finito né come singoli ingredienti. In termini di standard internazionale, i prodotti contenenti ingredienti di origine animale possono comunque essere etichettati come cruelty-free. È importante notare, però, come pur non essendo testati sugli animali, gli ingredienti di origine animale derivino comunque tutti dallo sfruttamento e/o dall’uccisione di animali, pertanto sarebbe preferibile evitarli in ogni caso.

Deforestazione

La deforestazione consiste nella rimozione permanente degli alberi per fare spazio a qualcosa che non sia una foresta. Ciò può includere liberare i terreni per far spazio all’agricoltura o ai pascoli, e l’utilizzo del legname come carburante, nell’edilizia o nella produzione. Nel 2018, The Guardian ha riferito che ogni secondo si perde un pezzo di foresta equivalente alle dimensioni di un campo da calcio. Questo è particolarmente problematico, dal momento che le foreste ospitano l’80% della biodiversità terrestre, tra cui una vasta gamma di alberi, piante, animali e microbi. Sono, inoltre, essenziali per assorbire l’anidride carbonica, andando a mitigare le emissioni di gas serra prodotte dall’attività umana – non solo si perde questo potenziale di assorbimento, ma la deforestazione rappresenta anche quasi il 20% delle emissioni di gas serra. In aggiunta, tre quarti dell’acqua dolce della Terra proviene da bacini idrici boscosi, e la perdita di alberi può influire sulla qualità dell’acqua.

Eco-friendly

Per eco-friendly, o amichevoli nei confronti del pianeta, si intendono tutte quelle azioni o attività che hanno come obiettivo il rispetto e la cura dell’ambiente, inteso sia come natura che come mondo animale. Rientrano in questa categoria anche quelle azioni, oggetti, consumi, produzioni e attività – in ogni settore – il cui rispetto dell’ambiente non è l’obiettivo primario, ma che comunque attuano buone pratiche in tal direzione.

Economia blu

L’economia blu – o blue economy –, consiste nell’uso sostenibile delle risorse marine per la crescita economica, il miglioramento dei mezzi di sussistenza e dei posti di lavoro, e la salute dell’ecosistema oceanico. Si sovrappone a concetti come crescita blu, governance degli oceani ed economia oceanica. Comprende tutte le industrie marittime, sia tradizionali, come la navigazione e la pesca, che emergenti, come le estrazioni del fondo marino e l’esplorazione della biodiversità marina. Include questioni di governance e sostenibilità che possono riguardare leggi e regolamenti, la sicurezza marittima, la pianificazione dello spazio marittimo, la riduzione dell’inquinamento marino, l’impatto dei cambiamenti climatici sugli ambienti marini, la pesca estensiva ed eccessiva, la distruzione degli habitat e la conservazione marina.

Economia circolare

Un’economia circolare è un sistema economico a circuito chiuso, in cui le materie prime, i componenti e i prodotti perdono il loro valore il meno possibile, vengono utilizzate fonti di energia rinnovabile, e il pensiero sistemico è al centro. Esistono varie definizioni di economia circolare, quelle che si concentrano sull’uso delle risorse spesso seguono l’approccio delle 3-R: Ridurre – riferito all’utilizzo minimo di materie prime -, Riutilizzo – riferito al massimo riutilizzo di prodotti e componenti -, Riciclare -riferito al riutilizzo di alta qualità delle materie prime. Scopri di più.

Economia verde

L’economia verde – o green economy – è una visione economica che aspira a un sistema di produzione e consumo che sia ecosostenibile. Mira a ridurre l’impronta ecologica, idrica e di carbonio del nostro sistema economico, cercando di migliorare l’efficienza energetica e l’uso delle risorse, preservando al contempo la biodiversità. All’interno di questa visione, l’ambiente naturale ha un valore economico in quanto fornitore di servizi ecosistemici, come la capacità di assorbire carbonio e quella di fornire la sicurezza alimentare. Il valore di questi servizi informa il processo decisionale economico in misura molto maggiore rispetto ad un normale modello economico, e ciò si traduce in un miglioramento del benessere umano e dell’equità sociale.

Effetto serra

L’effetto serra è il fenomeno di riscaldamento globale del nostro pianeta. Questo è legato alla presenza, nell’atmosfera terrestre, di alcuni particolari gas, in particolar modo di anidride carbonica – o CO2 -, metano e vapore acqueo. L‘effetto serra è anche un problema ambientale. Quando il surriscaldamento globale diventa eccessivo, questo mette a rischio l’equilibrio ecosistemico e quello della biosfera. Quando si parla di effetto serra antropico, ci si riferisce a quello dovuto al rilascio di emissioni di CO2 e metano dalle attività umane – soprattutto dalle industrie, gli allevamenti, l’agricoltura e i trasporti. Il riscaldamento antropico va a innalzare la temperatura media del pianeta oltre i livelli normali, mettendo a rischio anche la vita umana, oltre agli equilibri ecosistemici.

Energia rinnovabile

Il termine energia rinnovabile, generalmente, si riferisce all’elettricità fornita da fonti energetiche rinnovabili. Tra queste abbiamo l’energia eolica, solare, geotermica, idroelettrica e l’energia derivante da varie forme di biomassa. Queste fonti energetiche sono considerate fonti rinnovabili perché vengono continuamente reintegrate sulla Terra, a differenza delle fonti non rinnovabili, come i combustibili fossili e gli elementi usati per la produzione di energia nucleare. Scopri di più.

Equità intra-e-intergenerazionale

L’equità intra-e-intergenerazionale si riferisce alla giusta ed equa considerazione delle generazioni presenti e future di fronte alle problematiche, si tratti di sfruttamento delle risorse naturali, di condizioni socio-economiche o di cambiamenti climatici. Il termine include la considerazione delle giovani e delle vecchie generazioni presenti oggi, e di quelle che non sono ancora nate. Per quanto riguarda i cambiamenti climatici nello specifico, questi stanno già colpendo in modo sproporzionato i bambini, i giovani e i Paesi in via di sviluppo, e gli impatti previsti dalla variazione degli eventi climatici intensificheranno ancora di più il rischio e la vulnerabilità delle generazioni a venire. L’equità intergenerazionale richiede che le generazioni presenti siano consapevoli delle proprie azioni e degli sforzi per affrontare il cambiamento climatico, in modo che le generazioni future possano avere un equo accesso alle risorse e alle opportunità di mezzi di sussistenza sostenibili.

Fairtrade

Fairtrade è il marchio che viene utilizzato per la certificazione del commercio equo e solidale. Il commercio equo e solidale, o commercio equo, è quella forma di commercio che mira a garantire migliori condizioni ai produttori agricoli e ai loro dipendenti, sia in termini di equa retribuzione, che di sicurezza sul lavoro, trattamento dei lavoratori e tutela del territorio.

Finanza per il clima – Climate finance

Il termine finanza per il clima si riferisce a un insieme di finanziamenti locali, nazionali o transnazionali, che hanno come scopo quello di sostenere azioni di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Rientrano nella climate finace sia le fonti di finanziamento pubbliche, che quelle private e quelle alternative su larga scala. La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, il Protocollo di Kyoto e l’Accordo di Parigi, richiedono tutti l’assistenza finanziaria dalle Parti che li hanno sottoscritti. Uno degli obiettivi, infatti, è quello del trasferimento di risorse finanziarie ai Paesi più vulnerabili, questo perché i Paesi in via di sviluppo, che meno hanno contribuito ai cambiamenti climatici, sono anche quelli che più ne subiranno le conseguenze, e che spesso hanno una minor capacità di prevenirlo e far fronte alle conseguenze. Questi finanziamenti sono necessari per la mitigazione, perché servono investimenti su larga scala per ridurre in modo significativo le emissioni.

Gas serra

I gas serra sono quei gas presenti nell’atmosfera che riescono a trattenere una parte considerevole dei raggi infrarossi della radiazione solare che colpisce la Terra, e di quella emessa dalla superficie terrestre, dall’atmosfera e dalle nuvole. Sono un elemento chiave per la regolazione della temperatura sulla terra, Tuttavia, l’inquinamento atmosferico, dovuto soprattutto alla continua e crescente combustione di fonti fossili a scopo energetico, alla deforestazione, all’agricoltura industrializzata e all’estensione degli allevamenti animali, ha causato, e sta causando, un aumento di questi gas serra nell’atmosfera, con un conseguente riscaldamento globale e cambiamenti nel clima.
I gas principali che contribuiscono attivamente al cambiamento climatico sono il vapore acqueo, l’anidride carbonica o CO2, il metano o CH4, l’ozono e l’ossido di azoto o N2O, che sono sì presenti in natura, ma che possono essere anche il risultato di attività antropiche.

Vedi anche la voce Effetto serra.

Greenwashing

Il greenwashing è una forma di dichiarazione aziendale in cui un’azienda cerca di presentare un’immagine pubblica verde, attenta all’ambiente e socialmente responsabile, spesso attraverso pubblicità fuorvianti che nascondo la vera natura dell’azienda. Mentre la maggior parte delle pratiche portate avanti dall’azienda, in privato, sono dannose per l’ambiente, si cerca di dare un’immagine diversa. Questo viene fatto cercando di trarre vantaggio dalla crescente preoccupazione e consapevolezza del pubblico per le questioni ambientali, promuovendo un’immagine aziendale di attenzione e responsabilità ambientale. Dietro al greenwashing c’è sempre di più anche un motivo orientato al profitto, anche perché i prodotti sostenibili sono tra i segmenti in più rapida crescita nel mercato e presentano un enorme potenziale di crescita.

Impronta ecologica

L’impronta ecologica è un indicatore che si utilizza per valutare il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle. L’impronta ecologica ci dice di quanti risorse abbiamo bisogno per conservare l’attuale livello di consumi. Più specificatamente, l’impronta ecologica misura, in ettari, le aree biologiche produttive del pianeta Terra e necessarie per rigenerare le risorse consumate dall’uomo. All’interno di queste aree biologiche produttive sono presi in considerazione anche i mari. Seppur si tratti di una misura molto importante, che ci permette di capire il nostro impatto ambientale, è importante sottolineare che si tratta pur sempre di una misurazione parziale, perché si basa quasi esclusivamente sulle emissioni di CO2, senza tenere conto di altre tipologie di rifiuti, o più generalmente di altre esternalità delle attività umane.

Impronta idrica

L’impronta idrica è un indicatore che si utilizza per misurare il consumo umano di acqua dolce. Può essere applicata a livello nazionale, a livello individuale o a livello di singolo bene di consumo. Nel primo caso la si utilizza per ottenere una misura del volume totale di risorse idriche utilizzate da un paese per produrre i beni e i servizi consumati dagli abitanti della nazione stessa. A livello individuale, invece, fornisce una stima di quanta acqua consuma un individuo, sulla base di quali prodotti consuma e di quali servizi usufruisce. Nel terzo caso, a livello di singolo bene di consumo, l’impronta idrica è costituita dal volume totale di acqua dolce impiegata per produrre quel bene stesso, lungo tutta la catena di produzione e trasporto.

Raccolta differenziata

La raccolta differenziata è uno strumento essenziale del sistema integrato di gestione dei rifiuti urbani. La prima differenziazione che viene operata dai cittadini, in base al tipo di rifiuto, è alla base del processo di riciclo. Nonostante i progressi fatti negli ultimi anni, in Italia siamo ancora lontani dagli obiettivi fissati dalla normativa Europea. A tal riguardo occorre dunque un grande sforzo, sia da parte delle Amministrazioni che dei cittadini. Quando, come singoli o a livello familiare, facciamo la raccolta differenziata, è fondamentale seguire le indicazioni riportate sulle confezioni e le specifiche indicazioni del comune in cui ci troviamo. Scopri di più.

Riciclo

Riciclare significa raccogliere e rielaborare una risorsa in modo che possa essere riutilizzata. Un esempio è quello dell’alluminio, che è anche la risorsa più efficientemente riciclabile. Raccogliendo separatamente le lattine di alluminio, queste di possono fondere e si può riutilizzare l’alluminio per creare nuove lattine o altri prodotti in alluminio. Un altro esempio possibile è quello del riciclo della carta, che però richiede, nel processo di lavorazione, anche l’impiego considerevole di materie prime e risorse idriche. Scopri di più.

Riforestazione

Ripiantare foreste su terreni che in origine ospitavano foreste ma che poi sono stati convertiti ad un altro uso. I progetti di riforestazione spesso mirano a preservare, ripristinare o ricreare gli ecosistemi forestali danneggiati o distrutti, al fine di rafforzare i servizi ecosistemici a lungo termine. Questo sia per quanto riguarda lo stoccaggio di CO2 ad opera delle piante, che il filtraggio dell’acqua e la ritenzione del suolo, che il rafforzamento della biodiversità. Attenzione particolare, in genere, viene posta anche al benessere della popolazione locale, nel contesto dello sviluppo socio-economico.

Riscaldamento globale

Con le espressioni riscaldamento globale, riscaldamento climatico o surriscaldamento climatico, si indica il mutamento del clima terrestre sviluppatosi a partire dall’inizio del XX secolo. Questo mutamento è tutt’ora in corso ed è attribuito, dalla comunità scientifica, al mutamento delle emissioni nell’atmosfera terrestre di crescenti quantità di gas serra e ad altri fattori legati all’attività umana.

Vedi anche la voce Effetto serra.

SDG – Obiettivi di Sviluppo Sostenibile

Stilati e promossi dalle Nazioni Unite, gli SDG – Sustainable Development Goals – sono un appello universale all’azione per porre fine alla povertà, proteggere il pianeta e garantire che tutte le persone godano di pace e prosperità. Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile sono 17, tutti interconnessi tra loro, sia perché si influenzano a vicenda, sia perché spesso la chiave del successo in uno implica l’affrontare i problemi più comunemente associati a un altro. Affrontare il cambiamento climatico è il punto numero 13, ed è stato incluso negli SDG perché rappresenta la più grande minaccia per lo sviluppo, e i suoi effetti diffusi e senza precedenti gravano in modo sproporzionato sui più poveri e vulnerabili. Scopri di più.

Sostenibilità

Un’azione o una pratica umana è sostenibile se non provoca danni permanenti, alterazioni o impoverimenti dell’ambiente, degli ecosistemi, delle specie, delle risorse naturali e di quelle umane. Quest’ultime rientrano nel concetto di sostenibilità in due diverse modalità: attraverso il rispetto dei diritti e della sicurezza delle risorse umane impiegate nel ciclo produttivo o coinvolte nella particolare azione, e attraverso l’idea di equità inter-e-intragenerazionale. I bisogni del presente devono essere soddisfatti, per tutti, ma questo deve avvenire senza diminuire la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni. Scopri di più.

Sovrappopolazione

La sovrappopolazione ha un rilevante impatto sull’ambiente, anche perché un numero maggiore di persone significa avere più domanda di petrolio, gas, carbone e altri combustibili estratti o trivellati da sotto la superficie terrestre che, una volta bruciati, emettono nell’atmosfera abbastanza anidride carbonica da creare quello che conosciamo come effetto serra. La crescita della popolazione è importante anche perché influisce sulla capacità della Terra di resistere ai cambiamenti climatici e assorbire le emissioni, infatti, ad esempio, attraverso la deforestazione a scopo agricolo si perde un’enorme capacità di assorbimento di CO2. Tuttavia, è importante ricordare che, sebbene la sovrappopolazione impatti l’ambiente, non è tanto la crescita della popolazione stessa ad essere problematica, quanto piuttosto il modello di consumi sfrenato della società odierna.

Sviluppo sostenibile

“Lo sviluppo sostenibile è lo sviluppo che soddisfa le esigenze del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie di esigenze. Contiene al suo interno due concetti chiave: Il concetto di “bisogni”, in particolare i bisogni essenziali dei poveri del mondo, a cui dovrebbe essere data priorità assoluta; e l’idea dei limiti imposti dallo stato della tecnologia e dell’organizzazione sociale alla capacità dell’ambiente di soddisfare i bisogni presenti e futuri.” [Our Common Future: Report of the World Commission on Environment and Development, 1987]. Il concetto di sviluppo sostenibile è imperniato su tre pilastri fondamentali che sono tra loro interconnessi. Per parlare di sviluppo sostenibile, infatti, lo sviluppo deve idealmente essere nel rispetto delle sostenibilità sociale, ambientale ed economica. Scopri di più.

Vegano

Un vegano è una persona che sceglie di non consumare alcun alimento, oggetto o prodotto derivante dallo sfruttamento animale. Un vegano non consuma carne, pesce, uova, latticini, miele o alcun derivato di questi. Non si tratta di una scelta legata all’alimentazione, ma è un vero e proprio stile di vita. Un vegano non veste cuoio, lana, seta o pellicce. Non utilizza prodotti testati sugli animali, e non supporta neanche le altre attività che prevedono lo sfruttamento degli animali, come gli zoo, la caccia, l’ippica, e gli spettacoli con gli animali. Un altro motivo che spinge molti a diventare vegani, oltre ad evitare la sofferenza animale, è quello legato alla salvaguardia ambientale. Gli allevamenti, infatti, sono insostenibili dal punto di vista dell’inquinamento di terra, aria e acqua, e in relazione all’utilizzo di risorse rapportato alle calorie prodotte. Scopri di più.

Vegetariano

In ambito scientifico, con vegetariano si intendono tutte le varianti di una dieta vegetariana, dalla latto-ovo-vegetariana a quella vegana. Nel linguaggio comune, invece, un vegetariano è una persona che esclude dalla propria alimentazione la carne e il pesce, senza però rinunciare a prodotti di derivazione animale come latte e uova. Il termine più preciso per indicare questo tipo di dieta è latto-ovo-vegetariana. Scopri di più.

Zero waste

Con Zero waste, o Zero rifiuti, o ancora Rifiuti Zero, si indica una strategia di gestione dei rifiuti che tende a considerarli non come scarti ma come risorse da riutilizzare come materie prime seconde. Questo movimento si propone di riprogettare la vita ciclica dei rifiuti, contrapponendosi alle pratiche che prevedono necessariamente processi di incenerimento o discarica. L’obiettivo è quello di diminuire sensibilmente, fino ad arrivare alla completa eliminazione, la quantità di rifiuti da smaltire. Questo processo si basa sulle 4 R: ridurre gli acquisti, riutilizzare ciò che già abbiamo, reimpiegare in modo diverso ciò che non usiamo più – anche vendendolo o regalandolo – e solo infine, esauriti tutti i passaggi, riciclare l’oggetto o il materiale.

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