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Project Drawdown: 100 soluzioni al cambiamento climatico

Project Drawdown: 100 soluzioni al cambiamento climatico

Ormai tutti sappiamo che il cambiamento climatico è un problema serio, ma sappiamo quali azioni sono più urgenti e decisive per contrastarlo? C’è chi parla di energia pulita, chi di diete vegetali, e chi di sistemi di cattura per l’anidride carbonica. La soluzione per il riscaldamento globale è variegata, complessa e deve comprendere tutti i settori.

Esiste quindi una ricetta magica per far fronte al cambiamento climatico? I ricercatori di Project Drawdown si sono posti la stessa domanda, e sono riusciti a trovare una lista di 100 soluzioni per fermare la crisi climatica. Le loro scoperte probabilmente vi sorprenderanno.

Il progetto

L’IPCC ci ha fatto sapere che per avere il 50% di possibilità di rimanere sotto gli 1.5°C di aumento della temperatura globale, possiamo emettere ancora al massimo 580 gigatonnellate – cioè 580 miliardi di tonnellate di CO2. Questo significa che per il 2045 dovremmo arrivare a emissioni zero. Il Progetto Drawdown nasce appunto dal cosiddetto Drawdown, cioè il momento in cui le emissioni arrivano a zero, e la concentrazione di Co2 nell’aria inizia a calare.

I ricercatori di Project Drawdown si sono posti l’obiettivo di creare una lista di soluzioni per mantenere il riscaldamento globale rispettivamente entro gli 1.5 gradi, o i 2 gradi, per il 2050. Hanno creato così due diversi scenari, composti entrambi da 100 soluzioni. Questi livelli di riscaldamento sono quelli ipotizzati dall’IPCC nel suo report, e corrispondono a due scenari molto diversi.

Lo studio riporta una descrizione di ogni specifica soluzione, di quanto questa riduca la produzione di Co2, di quanti fondi abbia bisogno oppure quanti ne faccia risparmiare. La ricerca è effettuata a livello mondiale, si basa sul ridurre le emissioni e favorire la naturale cattura di Co2. Al momento, il 59% delle 37 miliardi di tonnellate di Co2 emesse ogni anno va a finire nell’atmosfera. Lo studio spiega come annullare questa quantità e far sì che i sistemi naturali inizino a ridurre la concentrazione di CO2 nell’aria.

100 soluzioni cambiamento climatico

Quali sono le soluzioni più efficaci?

Ecco a voi le cinque soluzioni più incisive, in ordine di C02 ridotta o catturata per lo scenario numero 2 – il mantenimento del riscaldamento globale entro gli 1.5 gradi:

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1. Energia eolica

In questo scenario è prevista una fornitura elettrica al 100% da fonti rinnovabili entro il 2050. Si vedrebbe un passaggio, della fornitura di energia eolica mondiale, dal 4.4% attuale al 26.9% nel 2050. In questo modo si potrebbero ridurre le emissioni di 147 gigatonnellate, a fronte di una spesa iniziale di 1660 miliardi di dollari. Il risparmio non sarebbe solo di CO2 prodotta, ma anche economico. Infatti, il ritorno economico stimato, dovuto al mancato consumo di combustibili fossili, si aggira intorno ai 10.000 miliardi di dollari. Questo piano, sebbene impegnativo a livello di costi iniziali, ma produrrebbe una grande riduzione di emissioni, e un enorme risparmio economico nei decenni futuri.

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2. Energia fotovoltaica

In questo caso stiamo parlando dell’installazione di centrali fotovoltaiche di potenza superiore ai 10.000 kwh. Considerando che un normale impianto domestico produce 4kwh, noterete che stiamo parlando di installazioni molto grandi. Un impianto di grandi dimensioni è molto più efficiente in termini di infrastrutture e costi di realizzazione. La quota di energia prodotta da centrali fotovoltaiche dovrà passare dall’1% al 25%. Le emissioni ridotte in questo modo saranno circa 119 GtC – gigatonnellate di C02.

Sarà necessario far fronte a una spesa iniziale di 5.000 miliardi di dollari, ma il ritorno stimato si attesta sui 26.000 miliardi di dollari. Vi è una tendenza all’innovazione nel campo del fotovoltaico, che ne ha ridotto fortemente il costo di installazione. Al momento, installare un impianto fotovoltaico o a combustibile fossile, ha più o meno lo stesso costo, in rapporto alla potenza. Si stima che il costo d’installazione passerà dagli attuali 1700 dollari per kwh a 490 dollari nel 2030, rendendolo ancora più vantaggioso.

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3. Riduzione spreco alimentare

Non ve l’aspettavate vero? Pensavate che la terza soluzione più incisiva fosse chissà quale innovazione tecnologica mirabolante? Invece non è così, perché se entro il 2050 riducessimo del 70% lo spreco alimentare, eviteremo di emettere 94.5 GtC. Al momento, nel mondo, il 35% del cibo prodotto viene gettato via. Questo risparmio di emissioni è dato da due fattori principali, uno diretto e uno indiretto. Considerato che la produzione alimentare ha un costo ambientale elevato, il ridotto spreco alimentare porterebbe alla riduzione di 18.8 GtC in atmosfera. Riducendo lo spreco alimentare non ci sarebbe bisogno di nuove terre arabili, per soddisfare un accresciuto fabbisogno dovuto all’aumento di popolazione mondiale. Secondo alcuni scenari si potrebbe addirittura ridurre l’attuale percentuale di terre destinate all’agricoltura. Questo blocco della deforestazione porterebbe a un risparmio di 76 GtC. Questa soluzione non prevede costi per l’avviamento, ma solo di ripensare il sistema alimentare e assumere una maggiore consapevolezza individuale.

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4. Passare a una dieta prevalentemente vegetale

Se il 75% delle persone passassero a una dieta in prevalenza vegetale, entro il 2050, le emissioni sarebbero ridotte di 91.72 GtC. La dieta ipotizzata prevede il consumo giornaliero di 2250 kcal, il consumo massimo di 57g di carne al giorno, e l’utilizzo di almeno il 5% di prodotti locali. Una dieta totalmente vegetale produrrebbe una riduzione di emissioni ancora più elevata, ma potrebbe essere difficile riuscire ad applicarla nei Paesi in via di sviluppo. Anche in questo caso, come in quello precedente, la diminuzione di emissioni deriverebbe da un mix di fattori. Vi sarebbe una riduzione di 63.5 GtC dovuta al minor consumo di risorse per supportare questa dieta, e una riduzione di 21 GtC dovuta alla mancata deforestazione e consumo delle terre.

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5. Salute ed educazione

Il livello di istruzione e la possibilità di accesso alle strutture sanitarie, hanno un’enorme importanza sul fronte del sovrappopolamento mondiale. L’ONU stima che entro il 2050 saremo in 9.7 miliardi di abitanti sulla Terra. Una popolazione di tali dimensioni consumerebbe una quantità ancora maggiore di risorse, quindi per salvaguardare il pianeta andrebbe ridotto il tasso di crescita della popolazione. Non si sta auspicando un controllo delle nascite, ma solo di fornire a tutti la possibilità di decidere, in maniera autonoma, quando e se procreare. 225 milioni di ragazze, nei Paesi in via di sviluppo, hanno dichiarato che avrebbero voluto scegliere quando procreare, ma che non ne hanno avuto la possibilità. Questa soluzione propone quindi di fornire gli strumenti, sia a livello di istruzione, che di strutture sanitarie e di metodi contraccettivi, per effettuare una scelta consapevole e ponderata.

Il progetto propone, prevalentemente, di migliorare le condizioni di vita delle donne. Gli interventi individuati sono essenzialmente: migliorare l’accessibilità all’istruzione, facilitare l’accesso alle strutture sanitarie e ai contraccettivi, eliminare le disparità di genere. Questa soluzione porterebbe un risparmio stimato di 85 GtC. Non è stato possibile calcolare né il costo né il vantaggio economico, per via della complessità e variabilità del problema.

Quali sono le altre soluzioni?

Tra le altre 95 soluzioni ve ne sono parecchie interessanti, in diversi settori. Ecco a voi i principali campi d’azione che sono stati individuati.

Alimentazione, agricoltura, e uso della terra

Oltre alle due citate prima, in questo settore troviamo molte altre possibili soluzioni ad alto potenziale di mitigazione climatica. La protezione delle torbiere è una di queste, con 41 GtC catturati. Troviamo anche il miglioramento delle tecniche di coltivazione, con 21 GtC di potenziale riduzione di emissioni. Tutte le soluzioni di questa tipologia si caratterizzano per un basso investimento economico, e un alto potenziale di mitigazione.

Ripristino dei territori

Questa categoria si basa prevalentemente sul ripristino degli ecosistemi naturali, per utilizzare la loro abilità di assorbire anidride carbonica. Con una riforestazione delle foreste tropicali potremmo assorbire 85 GtC. Una gestione più oculata dei terreni dediti a pascolo, chiamata silvopastorizia, potrebbe ridurre di ben 42 GtC le emissioni. Interventi per il ripristino dei territori abbandonati possono portare a 55 GtC di anidride carbonica catturata. Tutti questi interventi avrebbero numerose esternalità positive, sia per la flora che per la fauna, andando a ripristinare gli ecosistemi.

Industria e edilizia

Miglioramenti nelle tecniche di produzione industriali e degli stabilimenti produttivi sono necessari per una riduzione di emissioni globali. Una migliore gestione dei sistemi di refrigerazione risparmierebbe ben 57 GtC emesse. Altri esempi possono essere l’impiego di cemento alternativo, il riciclo e l’utilizzo di bioplastiche.

Trasporti

Sia il sistema di trasporto basato ancora su una mobilità individuale, che una mobilità dipendente dai combustibili fossili, non sono più sostenibili. Un maggior utilizzo e potenziamento dei trasporti pubblici porterebbe a una riduzione di 23 GtC. Altre azioni possibili prevedono il passaggio alle auto elettriche, il potenziamento dei collegamenti ciclabili, e il miglioramento dei sistemi di trasporto delle merci. Il rapporto propone un ripensamento generale di tutto il sistema di trasporto e di mobilità individuale.

Energia

Il passaggio all’energia rinnovabile è fondamentale per ridurre il riscaldamento climatico. È altresì importante ridurre i consumi energetici, e nel rapporto sono presenti numerose soluzioni a proposito. Ad esempio, il passaggio all’illuminazione a led ridurrebbe di 17 GtC le emissioni. Altri esempi sono il migliore isolamento termico degli edifici, l’utilizzo dei pannelli solari per l’acqua calda, e la riduzione delle perdite energetiche.

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Conclusioni

Il rapporto calcola che l’utilizzo di queste 100 soluzioni ridurrebbe di 1576 GtC le emissioni. Gli investimenti necessari aggiuntivi sarebbero 28.394 miliardi di dollari. La cifra può sembrare imponente, e probabilmente farebbe impallidire anche il Signor Bezos, ma corrisponde allo 0.68% del PIL globale stimato per i prossimi 30 anni. In più, hanno calcolato un ritorno per il trentennio di 173.000 miliardi di dollari.

Ovviamente i dati sono delle stime, e sono soggetti a numerosi fattori e incognite. Il documento, comunque, resta un validissimo supporto sia per la politica che per il cittadino. Si riesce a individuare quali sono i settori sui quali agire con più urgenza, e ci fa capire che è ancora possibile arginare il cambiamento climatico. Vi invitiamo a visitare il sito di Project Drawdown per consultare il rapporto in tutti i suoi aspetti.

Cosa possiamo ricavare da questo rapporto?

La tesi fondamentale di questo rapporto è che non esiste una soluzione unica al cambiamento climatico, quanto piuttosto un insieme di comportamenti e azioni da adottare, sia individuali che politiche. Notiamo che moltissime azioni individuali, non considerate rilevanti a livello globale, hanno invece un impatto altissimo. Un altro elemento fondamentale che emerge è che non sono sempre necessari grandi investimenti economici per produrre grandi risultati. La strada per fermare il riscaldamento globale è molto lunga, ma delle soluzioni esistono e sono concretamente applicabili.

La sopravvivenza e il benessere delle generazioni future e presenti sono affidate a noi, possiamo e dobbiamo agire subito e con decisione.

Fonti:
Project Drawdown, The Drawdown Review, 2020. Reperibile su https://www.drawdown.org/

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